Voglio condividere con voi questa esperienza della quotidianità nella quarantena cittadina perché penso possa essere utile e alleggerire un pò il fardello di chi è circondato da muri.


Da quando è cominciata questa storia e io, la mia compagna e nostra figlia di 7 mesi ci siamo trovati intrappolati in città ho notato alcune cose di me; cambi nella dieta, nei ritmi, nell’atteggiamento, nelle emozioni e anche nel corpo, infatti con grande dispiacere mi sono reso conto che il mio diaframma, muscolo a cupola che separa il torace dall’addome, grandemente coinvolto nella respirazione e fortemente condizionato dalle emozioni, si era teso come una tavola da surf.


E allora giù di Yoga, Qi Gong, massaggi, tecniche di respirazione e via dicendo, ogni cosa possibile per ritrovare la perduta elasticità diaframmatica e devo dire che molte cose funzionavano dandomi un sollievo che però finiva per risultare sempre momentaneo.


Poi un giorno mi sono accorto che questa rigidità peggiorava quando uscivo di casa o quando ascoltavo brutte notizie sull’andamento del virus e mi sono reso conto che ormai uscire per me (o per una parte di me) si era convertito in andare in una zona non più sicura, essere giudicato da chi vedendomi per strada poteva pensare che stessi infrangendo regole di buon senso (mentre si trattava di far uscire il cane a fare i suoi bisogni e mia figlia a prendere una boccata d’aria) e quindi di nuovo grande rigidità, peggioramento nella respirazione e malessere generale.


Un giorno, durante una delle mie uscite alle quali non rinuncio nonostante tutto, è successa una cosa meravigliosa e inaspettata. Io e la mia allegra combriccola (bambina e cagnolino) abbiamo incrociato in un piccolo parchetto un papà con un bambino di circa 2 anni che giocava con l’erba del prato; solitamente in questo periodo quando la gente si incontra difficilmente si saluta in modo cordiale, spesso attraversa la strada per non passarti vicino e ti guarda con un misto di timore, sospetto e senso di colpa per essere fuori casa, invece questo papà con il suo piccolo si sono avvicinati per accarezzare il mio cagnolino e mi hanno fatto un gran sorriso. Ecco, in quel preciso momento ho sentito il mio diaframma sciogliersi, perdere ogni rigidità e abbandonarsi al calore di quell’affetto gratuito e allora ho capito che forse per stare meglio basta poco (che poi forse è molto), basta ricevere e donare sorrisi a chi ci sta intorno, un rimedio a costo zero che potrebbe guarire molti mali.


Grazie

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