E’ decisamente un momento eccezionale quello che stiamo attraversando. Ogni giorno me ne accorgo sempre più non solo nelle brevi passeggiate che faccio all’esterno, dove incrocio persone rese anonime dalle maschere che indossano, ma anche in casa nel rapportarmi con me stesso e la mia compagna.
E’ come se ogni giorno ci alzassimo e dovessimo decidere che scodella d’acqua raccogliere dal grande e impetuoso fiume di informazioni che ci passa costantemente di fianco con il suo frastuono di novità, statistiche e decreti.
All’interno di questa corrente possiamo trovare di tutto, acque limpide e dissetanti, acque puzzolenti che producono una leggera nausea e finanche acque oscure sicuramente cariche dei peggiori veleni, tutto mescolato, tutto che fluisce con rapidità dando quasi giramenti di testa a chi prova a guardare lo scorrere del fiume nella sua totalità. E noi li, una scodella nella mano ed una gran sete e la pressante decisione da prendere su che acqua raccogliere e soprattutto come (il rischio di cadere nel fiume venendo travolti dal suo potente fluire è reale);
a volte succede che la sete è così pressante che raccogliamo la maggior quantità di acqua a casaccio nel fiume e la ingurgitiamo avidamente, altre volte decidiamo si soffrire la sete ricordando la brutta indigestione che ci ha fatto fare l’acqua putrida di qualche giorno prima; a volte porgiamo la nostra scodella a chi ci sta a fianco dicendogli “tieni, prova a sentire la mia acqua che mi pare buona e dissetante” ma scopriamo che per lui/lei è puzzolente e un pò indigesta…e allora che fare?
Il taoismo e la tradizione filosofica cinese ci offre uno splendido strumento, lo YinYang, per renderci conto che nonostante le diverse qualità delle acque che scorrono nel fiume e dei diversi effetti che la stessa acqua può avere su persone diverse o su di noi in momenti diversi in fondo si tratta sempre di acqua; quella pura e incontaminata scorrendo per qualche miglio ancora diverrà sporca e sabbiosa mentre quella putrida e scura riposando quieta nella nostra ciotola per qualche ora lascerà sul fondo i suoi residui pesanti lasciandoci a disposizione qualche sorso pulito e dissetante in superficie.
Quindi il fiume è uno e l’acqua è acqua. Come ci aiuta questo? se teniamo in considerazione l’unità e la dualità nel medesimo istante possiamo cogliere come ogni cosa, ogni aspetto, ogni situazione ed in questo caso anche ogni informazione della quale decidiamo di nutrirci (che sia una notizia su internet, sul giornale, in tv o da un amico) ha due facce, una luminosa ed una oscura ed è nostra la responsabilità di cercare di cogliere, sottolineare e valorizzare il lato luminoso di ogni cosa perché solo in questo modo potremo trarne nutrimento e forza e offrire nutrimento a chi ne ha meno sostenendolo.
E come si fa? Per trovare il lato luminoso delle cose e per valorizzarlo è necessario un allenamento vero e proprio, all’ascolto di se e degli altri, al respiro profondo del quieora ed al binomio concentrazione-rilassamento che guida i nostri gesti; tutto questo è il frutto di una pratica fatta con continuità di discipline evolutive, quali lo Yoga, il Qi Gong e la meditazione, che ci aiutano a creare una visione d’insieme e ad osservare finalmente il fiume nella sua interezza senza provare vertigine ma sincero incanto per la bellezza del suo fluire.
Federico

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