Come al solito nei grandi avvenimenti chi non ha trovato e masticato il cammino della sua vita, all’interno di un contesto di relazioni dello stesso tipo, si trova improvvisamente a rincorrere il cavallo fuggito dalla stalla.Purtroppo rispetto alla struttura del cavallo, l’essere umano è svantaggiato avendo solo due gambe, contro le quattro dell’equino.Non lo prenderà mai, a meno che non entri nell’ottica, e si impegni, si autodisciplini cercando di approcciare diversamente le su emozioni, il suo cavallo selvaggio interno. Solo così potrà lavorare in modo costruttivo alla possibilità di ritrovare il senso e i risultati concreti di quella medicina preventiva, che è sulla bocca di tanti, ma in realtà è poco sviluppata.

Le emozioni quindi, le ascoltiamo, le individuiamo e su di loro costruiamo con un impegno quotidiano una crescita in termini di salute fisica e mentale.Il triangolo essenziale di questo lavoro è costituito dalla psiche, dal cervello e dagli organi.

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